venerdì 20 febbraio 2015

Recensione | Still Alice - Lisa Genova

Buon venerdì a tutti, lettori!
Non vedo l'ora che arrivi domenica. Voglio passare l'intera giornata a poltrire e non fare assolutamente nulla.
E sì, ritenevo giusto farvelo sapere.
Poche chiacchiere! Oggi vi propongo la recensione di STILL ALICE di Lisa Genova, già pubblicato in Italia con un'altra veste grafica e un titolo diverso, Perdersi.  Parlare di questo è libro è stato davvero difficile: temevo di banalizzarlo e di non riuscire a farvi capire appieno la storia di Alice. L'argomento trattato è molto delicato ed io, personalmente, mi sono sentita davvero toccata da quanto raccontato in queste pagine.
ATTENZIONE: potrebbero esserci leggeri spoiler nella parte finale.

Still Alice
LISA GENOVA 


 Piemme ▲ Rilegato 293 pagine ▲ 16,90 € 

TRAMA: « C'è una cosa su cui Alice Howland ha sempre contato: la propria mente. E infatti oggi, a quasi cinquant'anni, è una scienziata di successo, invitata a convegni in tutto il mondo, che ha studiato per anni il cervello umano in tutto il suo mistero. Per questo, quando a una importantissima conferenza, mentre parla davanti a un pubblico internazionale di studiosi come lei, Alice perde una parola - una parola semplice, di cui conosce benissimo il significato - e non riesce più a ritrovarla nel magazzino apparentemente infinito della sua memoria, sa che qualcosa non va. E che nella sua testa sta succedendo qualcosa che nemmeno lei può capire. O fermare. La diagnosi, inimmaginabile fino a un momento prima, è di Alzheimer precoce. Da allora, Alice, perderà molte altre parole. Perderà pian piano i nomi - per primi, quelli delle persone che ama, suo marito, i tre figli ormai adulti. Perderà i ricordi, ciò che ha studiato, ciò che ha fatto di lei la persona che è. In questo viaggio terribile la accompagnerà la sua famiglia: il cui compito straziante sarà di starle vicino, di gioire con lei dei rari momenti, luminosi e fugaci, in cui Alice torna a essere Alice. E, soprattutto, di imparare ad amarla in un altro modo. »


Che cos'è l'Alzheimer?
Se lo aveste chiesto a me, solo un paio di settimane fa, vi avrei risposto con un generico: "Mah, una malattia degenerativa che fa dimenticare". Avete mai sentito niente di più superficiale? Eppure, per coloro che hanno la fortuna di non essere entrati in contatto diretto con la malattia, l'Alzheimer si riduce a questo.
Non riconoscere le persone a noi care. Dimenticare un certo aneddoto. Non ricordare dove si ha lasciato il cellulare. Quello che forse non ci aspetteremmo è che l'Alzheimer ti porta a dimenticare anche le cose basilari. Come si infila un reggiseno. Qual è la strada da imboccare per tornare a casa. Cos'è quella crema contenuta in quel barattolo, proprio quella che ci piace tanto. Con cosa si mangia? Come si spalma?


Alice esitò, poi gli si sedette in grembo, lo abbracciò forte, la testa contro la sua testa, l'orecchio contro il suo, e si sfogò.
"Mi dispiace tanto di avere questa cosa. Non sopporto l'idea di come e quanto peggiorerà. Non sopporto l'idea che un giorno potrei guardarti, guardare questo viso che amo e non sapere chi sei."


Di solito, si associa l'Alzhaimer ad una malattia che colpisce persone di una certa età, ma Alice ha solo cinquant'anni quando le viene diagnosticato. Cinquant'anni, un quoziente intellettivo superiore alla media e una vita che si nutre di parole. Nel corso del romanzo, seguiamo il lento declino di Alice e ci ritroviamo a viverlo con lei, passo dopo passo. Vediamo il mondo attraverso i suoi occhi, avvertiamo il suo stesso senso di smarrimento nel trovarci in una strada mai percorsa prima o nel parlare con una persona di cui proprio non ricordiamo il nome, ma che sappiamo abbiamo già incontrato in precedenza.
L'autrice è stata bravissima ad affrontare il tema delicato dell'Alzhaimer con lo stile giusto, asciutto ed essenziale, adattandolo alla sua protagonista, risultando toccante e coinvolgente senza scadere nel gratuito.
È stato doloroso leggere delle difficoltà di Alice, delle piccole umiliazioni quotidiane a cui è sottoposta, della paura di aver condannato i figli al suo stesso destino, delle crepe che la malattia provoca nell'equilibrio della famiglia. Così com'è stato doloroso mettersi nei panni di chi le sta accanto in questo suo decorso inarrestabile e che scombussola tutti, chi più chi meno.


Chiunque si rivolgesse a lei l'aveva sempre fatto con grande rispetto. Se l’eccellenza della sua mente era destinata a essere gradualmente rimpiazzata dalla malattia mentale, cosa avrebbe preso il posto di quel rispetto? Pietà? Condiscendenza? Imbarazzo?Tutto quello che faceva e che amava, tutto quello che era, necessitava del linguaggio.


Alice è un personaggio magnifico. Così caparbia, così forte, così propositiva. Pagina dopo pagina, mi convincevo sempre di più che - diamine! - lei poteva vincere. Poteva battere la malattia e riprendere possesso della sua vita. Ma, si sa, per l'Alzheimer non c'è una cura e l'inevitabile sembra essere dietro l'angolo. Alla fine, però, la Genova è stata brava anche in questo: ha regalato al lettore - e ad Alice - un lieto fine dolce amaro. Perché c'è speranza. Perché l'essere umano è fatto per questo, per lottare nelle situazioni più disperate, per trovare nuove priorità quando tutte le certezze gli vengono strappate via.
Ma, più di ogni altra cosa, l'essere umano è fatto per amare. È quello che ci spinge a non arrenderci. È quello che ci porta ad andare avanti a testa alta.


Voleva vivere abbastanza a lungo da tenere in braccio il bambino di Anna con la consapevolezza che era suo nipote. Voleva veder recitare Lydia in un ruolo che la rendesse orgogliosa. Voleva vedere Tom innamorato. Voleva un altro anno sabbatico con John. Voleva leggere tutti i libri che poteva prima di non essere più in grado di leggere.Fece una risatina, sorpresa per quello che aveva appena scoperto di se stessa. Nella lista non c'era nulla che avesse a che fare con la linguistica, l'insegnamento o Harvard. Mangiò l'ultimo pezzetto di cono. Voleva altre giornate tiepide di sole e altri coni gelato


In conclusione, io consiglio assolutamente la lettura di questo libro. Non è una lettura facile da digerire, nonostante si divori in poche ore, e lascia un bel po' di spunti di riflessione, ma credo che vada letto e sono sicura che, nel bene o nel male, sarà una lettura indimenticabile.

Voi che ne pensate?
Io voglio assolutamente vedere il film, sono curiosissima di vedere com'è stato reso il personaggio di Alice. Anche se, diciamocelo, Julianne Moore è una garanzia!
Un bacio!


22 commenti:

  1. Molto molto bello.
    A modo suo, anche il film, sebbene sia alleggerito di molti dettagli.
    La Moore mostruosa.

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    1. Non sono ancora riuscito a vederlo - e quando mai - ma, come ho già detto, credo proprio che la Moore sia una garanzia :) Piuttosto, sono curiosissima di vedere la Stewart!

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  2. Ho appena scritto una recensione anche io. Se ti interessa te la lascio: http://sfogliandolavita.blogspot.it/2015/02/siamo-fatti-solo-di-ricordi-recensione.html

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  3. Approvo e condivido il tuo programma di domenica u_u
    Il libro sembra molto bello, ma non lo leggerò: l'alzheimer l'ho conosciuto, e lo voglio ben lontano dai momenti di svago.

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    1. Mi sembra più che giusto. Mi spiace tanto che tu ci abbia dovuto avere a che fare.

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  4. Ciao io credo che sia un libro meraviglioso, mi è stato regalato qualche giorno fa, ancora ho letto poche pagine, magari ripasso dopo averlo completato, un caloroso abbraccjo!

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    1. Ciao Stella!
      Ripassa, una volta che lo avrai finito :) sono curiosa di sapere cosa ne pensi!

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  5. Sembra meraviglioso questo romanzo. Le storie che parlano di argomenti così profondi mi affascinano sempre, perchè in fondo i libri sono uno dei modi migliori per conoscere il meglio e il peggio del mondo, se non abbiamo la fortuna o sfortuna di entrarvi direttamente in contatto.

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    1. Esattamente, Gaia!
      Questo libro mi ha aperto un mondo e mi ha fatto capire che l'alzheimer non è brutto quanto sembra: lo è ancora di più.

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  6. "Still Alice" ha avuto il merito di mettere in luce la malattia, rifuggendo in modo totale il sentimentalismo. Non la idealizza e non la edulcora. Al tempo stesso, non pecca di eccessiva crudezza. Il percorso di Alice e della sua famiglia è descritto in modo asciutto e veritiero. In un'intervista che ho letto, l'autrice spiegava che l'ispirazione per il personaggio di Alice è stata sua nonna, Angie, che soffriva della stessa malattia. E questo si vede. Traspare, nelle pagine, la visione di qualcuno che è stata accanto ad una persona malata. È un libro bello e pieno di speranza, che consiglio davvero a tutti :)
    Ps: Se ti va di dare un'occhiata, ho scritto anche io un articolo su questo romanzo sul mio blog :)

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    1. Concordo con tutto :)
      Passo subito da te!

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  7. Non lo so, non mi ispira particolarmente..

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    1. Merita, Ile. Se mai dovesse ispirarti anche solo un pizzico di più, dagli una possibilità :)

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  8. Il libro non mi ispira molto, mi é "bastato" il film. Perché? Perché a me il film non é piaciuto (e non linciatemi!). Julianne Moore é stata una vera meraviglia, bravissima. Non ho apprezzato tutto il resto, soprattutto il finale che - boh - che significa?

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    1. Ciao :)
      Ovviamente i gusti sono gusti...però...il finale del libro è stupendo e racchiude un messaggio pieno di speranza. Se ti va di dare un'occhiata, anche io ho scritto un articolo sul blog, dove, senza fare spoiler, sottolineo questo aspetto :)

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    2. Non ho ancora visto il film, quindi non so dirti con precisione :|
      Ti dirò, in un primo momento il finale ha lasciato perplessa anche me. Mi aspettavo che Alice rispettasse il suo piano originale. Ma poi mi sono chiesta se era davvero tutta lì la questione. Se essere malati significava davvero il non avere più speranza. Alla fine, mi sono ritrovata ad apprezzare questo lieto fine, seppur precario :)

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    3. Non so, il finale del film non mi ha lasciato molto: non mi ha emozionato, non mi ha portato a ragionare, a pensare... mi ha solo "rovinato" la visione del film. E a me i finali aperti piacciono anche! Però non mi ha detto nulla e, molto probabilmente è questo il vero problema, non l'ho capito. Però lei mi è molto piaciuta :D

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  9. Io sono logopedista, e lavoro anche con le patologie neurodegenerative.... per questo motivo, scarto TUTTI i libri che ne parlano, come anche quelli sull'autismo, sulla sordità, ecc, mi danno proprio fastidio perchè ci lavoro tutto il giorno e a casa voglio solo STACCARE.

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    1. Capisco benissimo il tuo punto di vista, Sara!
      Io sono completamente estranea alla cosa, questo libro mi ha aperto un mondo.

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  10. Il film è bellissimo, e Julianne Moore è bravissima. Non vedo l'ora di leggere il libro

    Sonia | A Film A Day

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    1. Merita tanto! Spero ti piacerà! :)

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