martedì 15 ottobre 2013

Recensione | Fai bei sogni - Massimo Gramellini

Salve a tutti, miei bellissimi lettori!
Non so se avete notato che, negli ultimi giorni, ho lasciato tutto il lavoro a Mel. Mi dispiace tantissimo. Mi siete mancati! Prometto di non sparire più così.
Vorrei spiegarvi come mai sono stata tanto assente, ma diremo semplicemente che sono in un periodo di crisi mistica. Così fa più figo.
In più, il mio gatto non mi sta aiutando a rimettermi in carreggiata, perché sta facendo del suo meglio per impedirmi di vedere che tasti pigio.
Dovrei cacciarlo via.
Ma è adorabile!
(Sono una cat lady. Sappiatelo.)
Riuscirò a fare il mio dovere da blogger.
(Ri)cominciamo con una bella recensione!
Fai bei sogni
MASSIMO GRAMELLINI



 Longanesi ▲ Rilegato 216 pagine ▲ 14,90 € 

TRAMA: « "Fai bei sogni" è la storia di un segreto celato in una busta per quarant'anni. La storia di un bambino, e poi di un adulto, che imparerà ad affrontare il dolore più grande, la perdita della mamma, e il mostro più insidioso: il timore di vivere. "Fai bei sogni" è dedicato a quelli che nella vita hanno perso qualcosa. Un amore, un lavoro, un tesoro. E rifiutandosi di accettare la realtà, finiscono per smarrire se stessi. Come il protagonista di questo romanzo. Uno che cammina sulle punte dei piedi e a testa bassa perché il cielo lo spaventa, e anche la terra. "Fai bei sogni" è soprattutto un libro sulla verità e sulla paura di conoscerla. Immergendosi nella sofferenza e superandola, ci ricorda come sia sempre possibile buttarsi alle spalle la sfiducia per andare al di là dei nostri limiti. Massimo Gramellini ha raccolto gli slanci e le ferite di una vita priva del suo appiglio più solido. Una lotta incessante contro la solitudine, l'inadeguatezza e il senso di abbandono, raccontata con passione e delicata ironia. Il sofferto traguardo sarà la conquista dell'amore e di un'esistenza piena e autentica, che consentirà finalmente al protagonista di tenere i piedi per terra senza smettere di alzare gli occhi al cielo.»

Fai bei sogni di Massimo Gramellini mi è stato regalato da mia zia per il mio onomastico. Il titolo le è sembrato un bell'augurio da farmi (lo so, mia zia è dolcissima *_*). In più, io ero curiosissima di capire tutte quelle persone che lodavano questo romanzo. Una volta iniziato, non mi ha lasciata andare finché non ho dovuto chiuderlo per forza di cose. Rimpiango un po' di averlo abbandonato per un qualche tempo per dedicarmi ad altre letture, perché poi, riprendendolo, mi sono sentita spaesata.

Perché la storia di Massimo va letta tutta d'un fiato.
Lo incontriamo da bambino, a nove anni, la mattina del primo dell'anno. La mattina in cui scopre che sua mamma è morta. Se l'è portata via Brutto Male, gli dicono, e prima di andarsene ha voluto rimboccare le coperte a suo figlio, lasciando la vestaglia lì, sul suo letto. Essendo un bambino, colpisce subito la disarmante ingenuità con cui Massimo accoglie questa notizia.

"Breve riposa dona alla mamma, Signore. Svegliala, falle un caffè e rimandala subito qui. E' mia mamma, capito? O riporti giù lei o fai venire su me. Scegli tu. Ma in fretta. Facciamo che adesso chiudo gli occhi e quando li riapro hai deciso? Così sia."

Tra la pietà casuale degli amici e degli estranei, Massimo deve destreggiarsi tra il suo dolore e quello di un burbero e introverso padre, privato della presenza di un affetto che non riuscirà a trovare in nessun altra donna, che sia la domestica emotivamente stitica o la nuova compagna di suo padre, già madre di un altro ragazzo.
In un primo momento, la vita di Massimo è un'altalena tra odio e senso di colpa nei confronti di questa madre che lo ha abbandonato. Ad un certo punto, risulta chiaro che ci vorrà molto tempo, per elaborare il lutto.

"Ammisi con me stesso che la mamma se n'era andata per sempre e che nessuno mi avrebbe più amato, accettato e porotetto con lei. Il viso schiacciato contro il cuscino del sofà, piansi finalmente per la sua sorte. E per la mia."


Accompagniamo Massimo nel suo viaggio verso la vita adulta. Riusciamo a percepire la sua crescita, anche attraverso lo stile di Gramellini che accompagna il suo io letterario con uno stile che matura via via nel libro, ma continuiamo a leggere i pensieri e le sofferenze di quell'orfano di nove anni che Massimo continua ad essere.Tormentato Belfagor, il mostro che lo protegge dalla delusione rendendolo cieco alla realtà, Massimo nasconde la morte di sua madre dietro storie sempre più fantasiose.

Nel corso degli anni, il suo essere orfano di madre gli segna la vita, senza che lui riesca a farne a meno, finché non arriva la prima svolta: Elisa, la donna che impugna i punti esclamativi, rispondendo alla vita a testa alta, l'unica a cui Massimo racconta la vera storia di sua madre.
Ancora più importante è la rivelazione rappresentata da un foglio di giornale che a Massimo viene svelato dopo quarant'anni e a noi verso la fine del libro. Finalmente la verità sulla morte di sua madre. Una verità che lui ha, inconsciamente, sempre saputo, ma che aveva nascosto sotto le storie degli altri per comodità, per non soffrire di più. Da qui il messaggio finale: non cerchiamo di nascondere a noi stessi verità troppo dolorose e di cui siamo perfettamente consapevoli, sarà più facile accettarle.

Massimo Gramellini ha voluto raccontare il suo dramma personale, con questo libro. Un'autobiografia che non ha nulla della celebrazione che può inquinare questo genere, ma che è semplicemente un altro tentativo di tenere a bada Belfagor e scendere a patti con i suoi demoni, magari dando al lettore qualche consiglio o un paio d'ore di conforto.
Del suo modo di scrivere, ho amato lo stile; semplice e, al contempo, capace di esprimere una mente complicata; flessibile, che cresce insieme al Massimo letterario, infantile quanto basta all'inizio e poi sempre più costruito, senza perdere quell'impronta pungente e autoironica che aiuta l'autore a non cadere nel vittimismo.
Alla fine del libro, troviamo A sogni fatti, un saggio dell'autore sul suo stesso romanzo (una sorta di autocelebrazione del tutto perdonabile) nel quale Gramellini esordisce dicendo: "Ho scritto un di quei libri che ti cambiano la vita". Fai bei sogni non mi ha cambiato la vita, ma può aiutarci, perché può essere quella scrollata di cui abbiamo bisogno per iniziare a riconoscere la realtà per quello che è, qualsiasi sia la situazione in cui ci troviamo. 

Gli do i miei primi cinque Wolverine. Ben fatto, Gramellini.

12 commenti:

  1. 'Tu. Libro. Sposami.'
    Ohhmmmioddio non avevo mai sentito dire ahah
    Fantastica!

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    1. LOL Thank you! Merito di Mel, in effetti. XD

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  2. Aahahaha concordo con Ilenia la frase Tu.Libro.Sposami è fantastica XD

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    1. Ripeto e sottoscrivo, merito della nostra Mel <3 *_*

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  3. Anche io ho amato questo libro davvero tanto :D
    Concordo su tutto!

    Ahah Tu. Libro. Sposami. e i piccoli Wolverine sono geniali! :D

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    1. Già, un bel libro sul serio :')

      Ribadisco, tutto frutto della testolina di Mel *_*

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  4. Che bella recensione :')
    e che belle citazioni, lo aggiungo in wishlist!

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    1. Grazie! *_*
      Fai, fai pure. Non te ne pentirai :')

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  5. Bella recensione :-)
    questo libro non mi ha fatto impazzire (amo di più i fantasy) però non posso negare che lo stile di Gramellini, il modo in cui racconta il suo dramma mi siano piaciuti molto!

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    1. Capisco, anche io preferisco un altro genere, di solito. Ma Gramellini mi ha conquistata *_*

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  6. Messo in lista! :D
    Sembra davvero bello! <3

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    1. Lo è davvero :') Merita almeno una lettura.

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